CIAMBELLONE DELLA TREBBIATURA, CON MANDORLE E NOCI

Ciambellone "della trebbiatura" tipico delle Marche

Questo ciambellone non è forse il dolce più noto delle Marche, ma è sicuramente il più diffuso, soprattutto se si considerano le infinite varianti con cui viene oggi preparato. Dolce tipicamente contadino, è detto “della trebbiatura” perchè veniva tradizionalmente preparato durante la raccolta del grano. A cucinarlo era la massaia di casa, che poi lo offriva per consentire 10 minuti di pausa ai familiari e agli eventuali lavoranti impegnati nell’aia a separare il grano dalla pula e dalla paglia.

Il ciambellone era sempre accompagnato da un bicchiere di vino cotto. Un vino tipico delle Marche (e dell’Abruzzo) aromatizzato e spesso anche invecchiato di qualche anno: una ulteriore squisitezza  che esaltava e si esaltava con il ciambellone della trebbiatura.

Si tratta tipicamente di un ciambellone non troppo dolce (si usava meno zucchero di oggi) e a pasta compatta, idonea ad essere imbevuta senza spezzarsi. Il delicato profumo di anice (dato dall’Anisetta o dal Mistrà, due liquori tipici delle Marche) può essere mantenuto oppure no a seconda dell’uso che se ne fa. Va infatti bene per gli usi tipicamente da dolce (da abbinare con latte, con tè o caffè), ma non con il vino di buona qualità, a meno che non sia appunto quello cotto, che è stabilizzato su toni aromatici.

L’uso di aggiungere frutta secca non è recente. Nelle Marche questo ciambellone veniva sì cucinato per la trebbiatura, ma anche nel resto dell’anno, nei periodi festivi, arricchito appunto da frutta secca e più recentemente anche (in alternativa alla frutta secca) da cioccolato. Mia nonna lo utilizzava per le feste pasquali, decorandolo esternamente con confettini colorati oppure con zucchero glassato.

La pasta è in genere più bianca e compatta del ciambellone che vedete nella foto. Questo perchè nella mia famiglia (nonna e mamma erano marchigiane, della provincia di Macerata) si usa farina semintegrale. Ma è solo una nostra scelta: credo che nelle Marche la maggior parte dei ciambelloni sia fatta con farina bianca di tipo 0.

DOSI per 8 persone


INGREDIENTI

  • 400 g farina per dolci tipo 0 o tipo 1
  • 250 g di zucchero
  • 3 uova
  • 50 g di mandorle sgusciate
  • 50 g di gherigli di noci
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 limone
  • Latte
  • Anisetta o Mistrà (oppure Sambuca)

ESECUZIONE

  1. Pestate le mandorle e i gherigli di noce in modo da ottenere un trito non troppo fino: non deve essere polverizzato. Se avete acquistato le mandorle al naturale, leggete sotto come fare per tostarle e spellarle
  2. Grattugiate la buccia esterna del limone (solo la parte gialla) oppure sbucciatela con un coltello molto affilato e poi tritatela finissima
  3. Sbattete a lungo le uova e lo zucchero in una ciotola, quindi aggiungete i 6 cucchiai di olio, 6 cucchiai di latte, il trito di frutta secca e la scorza del limone. Profumate con 2-3 cucchiai di Anisetta o di Mistrà e mescolate bene
  4. Incorporate la farina nella ciotola, poca per volta e sempre mescolando, facendo attenzione a rompere tutti gli inevitabili grumi che si formeranno. Infine aggiungete anche il lievito e mescolate ancora per distribuirlo bene. Se l’impasto dovesse essere troppo consistente, bagnate ancora con due o tre cucchiai di latte
  5. Versate il composto in uno stampo per ciambelle (leggermente imburrato e infarinato se non è antiaderente) e infornate a mezza altezza nel forno preriscaldato a 180°C. Lasciate cuocere in modalità statica – senza mai aprire il forno per i primi 30 minuti – fino a quando il ciambellone è ben dorato: occorreranno circa 40 minuti, ma i tempi esatti dipendono dall’impasto e dal tipo di forno

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Come tostare le mandorle. Il modo migliore è di portare a 180° la temperatura del forno, infornare le mandorle sbucciate, spegnere il forno e lasciarle per 10 minuti o poco più senza riaprire lo sportello. Devono solo colorirsi, non realmente tostare. Poi fatele stiepidire, se preferite spellatele (basta strofinarle tra i palmi delle mani) e infine pestatele per sbriciolarle della granulometria desiderata.
Nello stesso modo si possono tostare e spellare anche le nocciole.

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Vedi anche

●●●   Torta all’arancia 
●●●   Torta di mele della nonna, al profumo di cannella