SPAGHETTI ALLA CHECCA, QUELLI ORIGINALI DI ROMA

Spaghetti alla checca, pasta alla checca tipica romana

Sugli spaghetti alla checca ci sono poche certezze. Non si sa perché si chiamino così, non si sa quale sia la ricetta originaria tra le molte disponibili e nemmeno si sa con precisione dove e quando siano nati.
Quindi, senza poter dare improbabili novità, vi dico alcune cose che so per certo. A cominciare dal fatto che la pasta alla checca, o meglio, gli spaghetti alla checca sono sicuramente una ricetta di origine romana, di tradizione ormai consolidata, ma non antica, al punto che ne girano diverse versioni, probabilmente ancora alla ricerca di una sicura identità.
Come curiosità ricordo anche una “pasta alla checca sul rogo”, da servire calda con un condimento a crudo costituito da pomodori in un improbabile trionfo di erbe aromatiche (detta sul rogo per l’abbondanza di peperoncino) attribuita nel 1974 a Ugo Tognazzi.

Le “voci” fanno genericamente risalire la pasta alla checca agli anni ’60-’70. C’è anche chi ha azzardato una paternità precisa (riferita ad una osteria di via dei Coronari, anno 1972), ma è facile verificare che se ne parlava già diversi anni prima, citata persino da un gastronomo di fama come il Veronelli. Comunque sia, nell’ambito dei ricettari più autorevoli, ci sono in gioco due ricette, quasi uguali negli ingredienti e che si distinguono solo per il fatto che il condimento è previsto tutto a crudo in un caso, velocemente cotto nell’altro.

Entrambe le ricette mandano però in tavola spaghetti alla checca che sono molto, ma molto diversi dalla (ignobile?) pasta alla checca fredda di frigo, condita con mozzarella e insalata di pomodori, che viene ammannita in bar e tavole calde d’estate. In quest’ultimo caso si tratta infatti di una generica insalata di pasta, fatta spesso (in realtà quasi sempre!) senza alcun rispetto dei più basilari criteri per cucinare sia un piatto di pasta, sia una insalata di pasta.

La ricetta che vi proponiamo è quella che prevede un minimo di cottura e che, a nostro avviso, si rifà maggiormente alla tradizione delle paste romane. Per esempio, è facile constatare che gli spaghetti alla checca cucinati in questo modo sono molto simili (per preparazione, non per ingredienti: il sapore finale è molto diverso) alla versione romana degli spaghetti alla puttanesca (vedi qui la ricetta). Se però volete provare la ricetta nella versione “a crudo”, tenendo conto che gli ingredienti non cambiano (al massimo potete aggiungere qualche cappero tritato) dovete semplicemente tagliare i pomodori e mescolarli con gli aromi tritati in una zuppiera, salare e lasciar depositare i sapori per circa mezz’ora prima di condirci gli spaghetti appena scolati e bollenti. Anche in questo caso la pasta va in tavola tiepido-calda, non fredda e senza alcun tipo di formaggio.

Le olive della ricetta sono prevalentemente quelle nere di Gaeta o quelle taggiasche. Si possono però usare anche quelle verdi (ovviamente dolci e senza alcun retrogusto di aceto) che anzi erano quelle più usate negli anni ’70 e ’80.  In una pubblicazione sulle ricette del Lazio, del 1968, il Veronelli sembrava apprezzare anche la pasta alla checca con olive verdi farcite di peperone rosso.

Anche per il nome ci sono diverse ipotesi. Alcune si rifanno a mitiche cuoche di nome Francesca (Checca, nel vezzeggiativo romano) o a relative trattorie, tipo “la Sora Checca”, oggi chiusa ma un tempo sufficientemente rinomata.
Le ipotesi più accreditate si rifanno però al significato meno nobile del termine checca: una espressione di origine toscana, adottata a Roma e in tutto il centro Italia per indicare in modo volgare e dispregiativo un omosessuale dagli accentuati o eccessivi atteggiamenti femminili. Anche in questo caso girano due ipotesi. La prima banalmente relativa ad un cuoco notoriamente omosessuale. La seconda ad un cliente che, avendo sperimentato tra i primi la nuova ricetta e notata la presenza dei semi di finocchio, si rivolge al cuoco con una battuta del tipo: «  ‘anvedi, ahò! č’hai messo er finocchio… ma che m’hai preso pe’ nna checca?». Tanto per capirci.
[di Valter Cirillo]

DOSI per 4 persone


INGREDIENTI

  • 360 g di spaghetti
  • 400 g di pomodori freschi, maturi e sodi
  • 50 g di olive snocciolate
  • Basilico
  • Prezzemolo
  • Semi di finocchio
  • Pepe
  • Olio extravergine di oliva

ESECUZIONE

  1. Tagliate a dadi i pomodori e lasciateli in uno scolapasta a perdere naturalmente un po’ della loro acqua di vegetazione, senza però togliere la polpa interna con i semini. Sminuzzate grossolanamente le olive snocciolate e tenetele da parte
  2. Riscaldate in una padella 4 cucchiai di olio (circa 50 ml) e fateci soffriggere dolcemente, a fuoco lentissimo e per circa un minuto o poco più, un cucchiaio di prezzemolo tritato, 4-5 foglie sminuzzate di basilico e un pizzico di semi di finocchio schiacciati
  3. Dopo un minuto, aggiungete al soffritto anche i pomodori e le olive sminuzzate. Mescolate, regolate di sale, incoperchiate e lasciate cuocere adagio, a fuoco dolce, per 6-7 minuti
  4. Spegnete il fuoco e profumate con una generosa passata di pepe macinato al momento. Versate il condimento nell’insalatiera da portata e aggiungete ancora un po’ di prezzemolo e basilico tritati freschi. Gettate gli spaghetti nell’acqua bollente e lasciate depositare i sapori del condimento per tutto il tempo di cottura della pasta
  5. Scolate gli spaghetti al dente, versateli caldissimi nel condimento e mescolate bene. Se necessario aggiungete ancora un paio di cucchiai di olio.  Gli spaghetti alla checca vanno poi serviti subito, ancora tiepido-caldi, ma non freddi

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Vedi anche

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